Corte di Cassazione – Riconoscimento danno economico per errore valutazione contributiva dell’Inps

Chi subisce un danno ha diritto ad essere pienamente risarcito, anche se chi lo ha commesso è un ente pubblico, come l'Inps.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione nella sentenza che alleghiamo .

Nel caso in esame, un lavoratore si è dimesso dal posto di lavoro, convinto del diritto alla pensione sulla base di dati contributivi "certi" comunicatigli dell'Inps e scoprendo solo in seguito che i contributi non erano sufficienti e senza alcuna possibilità di raggiungere il pensionamento programmato.

Una situazione in realtà più complessa di quella detta in breve. Infatti per raggiungere i contributi richiesti l'interessato si è avvalso della facoltà di versare a suo carico il costo della cosiddetta «rendita vitalizia» a copertura di alcuni periodi mancanti.

Per ben due volte, l'Inps ha autorizzato questa operazione (comunicando anche l'onere da versare) e, le stesse due volte, prima l'ha accolta e poi l'ha annullata d'ufficio.

La Cassazione ha confermato, come in altri precedenti, il valore dell'affidamento posto dagli assicurati negli estratti dei contributi rilasciati dall'Istituto, ed ora anche oltre i limiti delle attestazioni «certificative» previste da alcune norme.

Al lavoratore è stato quindi riconosciuto il pieno risarcimento del danno economico subito a causa del comportamento dell'ente, sulla base dell'articolo 1218 del Codice civile.

Allegata Sentenza https://enasc.it/wp-content/uploads/2020/05/cassazione-2018-_INPS-risarcimento_danni.docx