La Corte di Cassazione, con due sentenze, la n. 8170/20206 e la n. 8172/2026, ha introdotto delle maggiori tutele per i pensionati che ricevono richieste di restituzione dall’INPS, per indebiti sulle pensioni.
La pensione in questione è l’assegno sociale.
Ecco un riassunto dei punti principali riguardanti la richiesta di restituzione di somme da parte dell’INPS per aumento di reddito:
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Assegno Sociale e prestazioni collegate al reddito:
- L’Assegno Sociale è destinato a chi ha almeno 67 anni e redditi bassi.
- L’importo varia in base al reddito: se il reddito aumenta, l’assegno diminuisce o viene sospeso.
- L’INPS calcola l’importo sulla base del reddito dell’anno precedente.
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Recupero delle somme:
- Se il beneficiario non comunica tempestivamente variazioni di reddito, può ricevere importi non dovuti.
- L’INPS può chiedere la restituzione delle somme dopo controlli incrociati con l’Agenzia delle Entrate.
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Novità giurisprudenziali:
- La Cassazione (ordinanza n. 8170/2026) distingue tra calcolo amministrativo (anno precedente) e giudiziario (anno in corso).
- L’ordinanza n. 8172/2026 introduce il concetto di dolo: l’INPS deve dimostrare che il beneficiario era consapevole dell’aumento di reddito e delle sue conseguenze.
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Criteri fondamentali:
- In sede amministrativa conta il reddito dell’anno precedente; in sede giudiziaria quello dell’anno di erogazione.
- Se il beneficiario non era consapevole dell’aumento di reddito, la richiesta di restituzione potrebbe non essere valida.
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Consigli pratici:
- Comunicare sempre tempestivamente ogni variazione di reddito all’INPS.
- In caso di richiesta di restituzione, valutare attentamente la fondatezza della pretesa, anche con l’aiuto di un patronato o di un legale.
