La Corte di Giustizia dell’Unione Europea di Bruxelles, con la Sentenza del 21.5.2026 – causa c-7174/24 – ha stabilito che chi ha svolto lavori gravosi o usuranti in Paesi della CEE, gli stessi, possono avere valenza per la richiesta di pensione anticipata o di vecchiaia, per lavori gravosi e usuranti.
La Corte ha affermato che i periodi di lavoro gravoso o usurante svolti in un altro Stato membro dell’Unione Europea devono essere riconosciuti e valorizzati anche ai fini dell’accesso alle pensioni anticipate o di vecchiaia, e non soltanto conteggiati come generici anni contributivi. In altre parole, non basta più sommare i contributi: bisogna guardare anche alla qualità di quel lavoro svolto all’estero.
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Nuova sentenza UE (21 maggio 2026):
- La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i periodi di lavoro gravoso o usurante svolti in un altro Stato membro UE devono essere riconosciuti anche ai fini dell’accesso alle pensioni anticipate, non solo come semplici anni contributivi.
- Questo vale per tutti i lavoratori che hanno svolto parte della carriera in un altro Paese UE e chiedono la pensione anticipata nel proprio Stato.
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Situazione italiana attuale:
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Esistono già strumenti per la pensione anticipata per lavori gravosi/usuranti:
- Ape sociale: pensione a 63 anni e 5 mesi con almeno 36 anni di contributi.
- Quota 41 precoci: pensione con 41 anni di contributi, di cui almeno uno prima dei 19 anni, senza requisito anagrafico.
- Scivolo Fornero: pensione a 61 anni e 7 mesi con almeno 35 anni di contributi.
- Le categorie coinvolte sono numerose: operai edili, facchini, infermieri, conducenti, lavoratori agricoli, addetti a mansioni notturne, ecc.
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Cosa cambia concretamente:
- I contributi esteri derivanti da lavori gravosi/usuranti devono essere riconosciuti come tali anche in Italia.
- Un lavoratore italiano che ha svolto lavori gravosi in altri Paesi UE potrà far valere questi periodi per accedere alle pensioni anticipate italiane dedicate a queste categorie.
- Gli Stati membri devono interpretare le proprie norme in modo coerente con il diritto europeo, senza penalizzare i lavoratori “mobili”.
