L’Inps, con la circolare n. 28 del 16.3.2026 , ha ridisegnato l’aspettativa di vita per il 2027 ed il 2028 su alcune prestazione previdenziali, tra le quali la pensione di vecchiaia, come stabilito dal decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, 19 dicembre 2025 e dall’art. 1, commi 180, 181 e da 185 a 190 della legge 30 dicembre 2025, n. 199 – Legge di Bilancio 2026 -.
Di conseguenza, per chi ha fatto la richiesta di Ape Sociale nell’anno 2023, il prossimo anno, cioè il 2027, dovrà chiedere la pensione di vecchiaia.
Come prevedeva la norma per l’Ape fino al 2023, la stessa veniva percepita fino all’età anagrafica dei 67 anni – 4 anni prima – con il requisito della pensione di vecchiaia.
Ora, quindi, a scadenza, chi dovrà fare la relativa richiesta di pensione di vecchiaia, per l’anno 2027, come appunto stabilito, ci vorranno 67 anni ed 1 mese.
Si crea un vuoto di un mese privo di qualsiasi copertura previdenziale o assistenziale, che colpisce le categorie già fragili: disoccupati involontari, caregiver, persone con invalidità almeno al 74%,addetti a lavori gravosi e per il quale non verrà percepita nessuna indennità sostituiva o mensilità aggiuntiva.
Da verificare se all’epoca della liquidazione dell’Ape nel 2023, l’Istituto non aveva previsto, con i vecchi dati sull’aspettativa di vita ante blocco della stessa fino al 2026, dei mesi in più, che potrebbe risolvere la problematica.
Invece, per chi è entrato in Ape Sociale dal 2024 in poi — con il requisito anagrafico dell’Ape alzato a 63 anni e 5mesi — il calcolo cambia. Questi lavoratori completeranno i quattro anni di indennità nel 2028, quando avranno 67 anni e 5 mesi. La pensione di vecchiaia nel 2028 scatta a 67 anni e 3 mesi: il requisito sarà già maturato da due mesi. Non solo non c’è buco, ma l’indennità continua a essere erogata fino alla pensione senza interruzioni.
