Mentre la Legge Finanziaria 2026 innalza di un mese l’età pensionabile nel 2027, spostando gli ulteriori due mesi (o quanti saranno effettivamente) nel 2028, l’Istat pubblica le stime per i prossimi decenni nelle sue “Previsioni delle forze di lavoro al 2050”.
In base ai trend sulle aspettative di vita ed al progressivo invecchiamento della popolazione, nel 2050 si andrà in pensione a 68 anni e 11 mesi (rispetto ai 67 anni attuali), con l’età pensionabile che raggiungerà i 70 anni nel 2067.
Il progressivo invecchiamento della popolazione rappresenta una delle trasformazioni demografiche più significative in atto in Italia e molti altri Paesi sviluppati. Questo processo comporta, oltre all’aumento dell’età media, un cambiamento profondo nella composizione della società: le fasce più anziane diventano sempre più numerose rispetto a quelle in età lavorativa.
Le implicazioni sul mercato del lavoro sono rilevanti. La diminuzione della popolazione tra i 15 e i 64 anni — considerata la fascia “attiva” della popolazione — comporta un potenziale calo dell’offerta di forza lavoro. Meno persone in età lavorativa significano meno lavoratori disponibili, con conseguenze sulla capacità produttiva generale e sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici e di welfare.
Inoltre, l’allungamento della vita media fa sì che sempre più persone restino attive oltre i 65 anni, grazie all’innalzamento graduale dell’età pensionabile, ma anche per scelta o necessità economica.
L’invecchiamento della popolazione si intreccia inoltre con altri fattori sociodemografici: il progressivo calo delle nascite riduce l’ammontare di popolazione che può entrare nel mercato del lavoro una volta superata la fase della formazione; l’aumento del livello di istruzione tra i giovani, a sua volta, ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro, contribuendo ulteriormente al restringimento della “fascia centrale” della forza lavoro, quella su cui si regge il sistema economico e produttivo di un paese.
L’Istat ha sviluppato un modello di tipo statico che, utilizzando i dati sul mercato del lavoro e tenendo conto della normativa pensionistica e delle tendenze dei tassi di scolarizzazione, realizza per l’Italia una previsione dei tassi di attività per genere, fasce d’età quinquennali e ripartizione geografica e li applica alle previsioni della popolazione, stimando l’andamento futuro delle Forze di lavoro fino al 2050.
Tali informazioni sono di sicuro rilievo per stimare la capacità di mantenere nel tempo un equilibrio sostenibile del sistema economico e sociale, tenendo conto delle profonde trasformazioni demografiche in corso. Come per ogni altro esercizio previsivo, è opportuno ricordare che i dati presentati vanno considerati con cautela, soprattutto nel lungo periodo. Le previsioni delle forze lavoro sono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dall’anno base di partenza. Va anche sottolineato che le previsioni rappresentano un esercizio di tipo what-if, sono cioè elaborazioni nelle quali i calcoli effettuati mostrano una particolare evoluzione delle forze lavoro che è strettamente legata alle specifiche ipotesi adottate.
L’aumento dell’età pensionabile dipende dalle statistiche sulle aspettative di vita alla nascita, che risultano in aumento per entrambi i sessi: secondo lo scenario mediano, nel 2050 la speranza di vita raggiungerà per i maschi 84,3 anni (dagli 81,7 del 2024) e per le femmine 87,8 anni (dagli 85,6 del 2024). La Ragioneria generale dello Stato prevede che, di conseguenza, il requisito anagrafico per l’accesso al pensionamento di vecchiaia salga a 68 anni e 11 mesi nel 2050.
Quindi, in base alle simulazioni, da qui al 2050 l’età pensionabile aumenterà di un anno e 11 mesi. Nel 2067, l’età pensionabile si porterà a 70 anni, ben tre anni più tardi rispetto ad oggi.
Di conseguenza gli adeguamenti riguarderanno anche le pensioni anticipate. Attualmente ci vogliono 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. Nel 2050, sulla base di un adeguamento totale di un anno e 11 mesi, la pensione anticipata si raggiungerà a 44 anni e nove mesi per gli uomini e 43 anni e nove mesi per le donne. Nel 2067, sempre a legislazione invariata, la pensione anticipata richiederà 45 anni e dieci mesi ai lavoratori e 44 anni e dieci mesi alle lavoratrici.
Fonte ISTAT
